Ghizzano strada

Ghizzano, un paese che è un'opera d'arte

Via di Mezzo, David Tremlett e la serie di tre sculture in marmo, neon, ferro e acciaio che si ispirano al meraviglioso tabernacolo di Benozzo Cozzoli

6 gennaio 2022 / Notizie


Via di Mezzo, David Tremlett
Partito negli anni Settanta da un lessico minimal, nel corso della sua carriera, David Tremlett (nato in Inghilterra nel 1945 e residente a Bovingdon dove vive e lavora) ha rafforzato il suo interesse per il colore fino a farlo diventare essenziale. È stata la via di Mezzo, con quel suo carattere anonimo, così estraneo al meraviglioso paesaggio che la circonda, a calamitare l'attenzione di Tremlett mentre girovagava per Ghizzano.

È su questa prima attrazione che l'artista sviluppa il suo progetto: una serie di wall drawings sulle facciate delle case. I colori sono quelli acrilici, di lunga resistenza, e i toni sono quelli delle colline della Valdera, il marrone e il verde. Una scelta fatta per rendere il confine tra la
dimensione naturale e quella urbana meno netto, legando maggiormente Ghizzano al territorio.

Sullo sfondo monocromatico delle facciate, ogni serramento è stato evidenziato con brevi linee verticali e orizzontali che creano dei contrappunti visivi e che sorreggono la struttura compositiva.

La serie di tre sculture in marmo, neon, ferro e acciaio si ispirano al meraviglioso tabernacolo di Benozzo Cozzoli, che si trasferì a Legoli nel 1479, quando la peste colpi Pisa, città in cui stava lavorando. In particolare, Patrick Tuttofuoco (nato in Italia nel 1974 e residente a Milano dove vive e lavora) trae spunto dai dettagli di alcuni personaggi raffigurati: San Sebastiano, San Michele e San Giovanni. Tuttofuoco (coadiuvato da un team di ingegneri ed esperti, quali Massimo d'Amelio e Massimiliano Buvoli) stravolge e rimaneggia in chiave postmoderna il codice linguistico dell'opera pittorica di un grande artista rinascimentale, così da ottenere una nuova realtà scultorea che si nutre della dimensione del passato.

Solidsky, Alicja Kwade
Un'opera di grandi misure e peso che tuttavia non intimorisce ma attrae. Realizzata in Azul Macaubas, una pietra del Sud America caratterizzata da venature azzurre che virano in alcuni punti al blu, la scultura è composta da più elementi: un grande blocco cubico scavato al suo interno e diviso in due parti, che mostra volutamente i segni dell'imperfezione della materia, e una sfera dalla superficie perfettamente liscia.

Il grande vuoto al centro del blocco cubico fa intuire l'origine della sfera, la quale per compiutezza e perfezione di forma, si contrappone all'aspetto non finito del blocco.

Sebbene dislocate a distanza una dall'altra, queste due sculture sono idealmente legate tra
loro e acquistano pieno significato solo quando le si mette in relazione.

Come fa intuire il titolo, l'opera è un chiaro riferimento all'universo e alle sfere celesti: un pianeta scagliato sulla Terra da una mano invisibile, diventa a Ghizzano una presenza misteriosa e accattivante.