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Venerdì 19 marzo, ore 21,30, presso l’Auditorium Mons. E. Meliani di Ponsacco (PI)
L’associazione Bubamara Teatro presenta Gianni Schicchi, opera in un atto di Giacomo Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano, basata su un episodio del Canto XXX dell'Inferno di Dante. Con il secondo episodio del Trittico pucciniano Bubamara Teatro prosegue con il progetto intrapreso lo scorso anno dedicato alla lirica.
Nel cast, affidato alla direzione musicale del M° Leonardo Andreotti e alla direzione artistica/piano del M° Marco Rimicci, figurano il baritono pisano Fabrizio Corucci nel ruolo di Gianni Schicchi, il tenore Jorge Aguilera nel ruolo di Rinuccio, e la soprano Roberta Ceccotti in quello di Lauretta. I personaggi dei parenti sono invece affidati a Sara Bacchelli (Zita), Matteo Michi (Gherardo), Maria Luisa Pepi (Nella), Francesca Tamberi (Gherardino), o Benedetto Deri (Betto Di Signa), Giorgio Marcello (Simone), e Andrea Larini (Marco), Sabina Caponi (Ciesca), Federico Bertelli (Maestro Spinelloccio e Ser Amantio Di Nicolao), Giorgio Ristori (Pinellino), Nicolò Dini (Guccio). Regia di Fabrizio Corucci. Video proiezioni Asbian Project.
Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un'incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti.
Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell'atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell'aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova»; ma le preghiere della figlia Lauretta (romanza «O mio babbino caro»), innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso venga trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri e dettare al notaio le ultime volontà contraffacendone la voce.
Così infatti avviene, non senza che Schicchi abbia preventivamente assicurato i parenti circa l'intenzione di rispettare i desideri di ciascuno, tenendo comunque a ricordare il rigore della legge, che condanna all'esilio e al taglio della mano non solo chi si sostituisce ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i complici.
Schicchi quindi declina al notaio le ultime volontà, ma quando dichiara di lasciare a Schicchi, ovvero a sé stesso, le cose più preziose, fra cui l'ambita casa di Firenze, i parenti esplodono in urla furibonde, scagliandosi poi contro di lui, che caccia tutti dalla casa, divenuta ora di sua esclusiva proprietà.
Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente, mentre Schicchi, contemplando la loro felicità, sorride compiaciuto della propria astuzia, che pure lo condannerà all'inferno.
Per informazioni: http://www.bubamarateatro.it/19_03_2010_Gianni_Schicchi.html
Per prenotazioni: 346 3572180
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