Lungarno Pacinotti

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Palazzo Agostini

Uno dei palazzi più belli collocati sul lungarno pisano, il Palazzo Agostini, o anche denominato Palazzo dell’Ussero o Palazzo Rosso, è la sede del Caffè dell’Ussero sin dal 1775 ma anche del Cinema Lumière a partire dal 1899, di proprietà della famiglia dei conti e patrizi pisani Agostini Fantini Venerosi della Seta. Uno dei primi documenti sull’esistenza dell’edificio proviene dall’archivio privato della famiglia Agostini, l’atto dell’acquisto del palazzo in cui viene descritto il palazzo di San Martino alla Pietra caratterizzato da quattro solai e un giardino di alberi di agrumi e una torre in parte coperta. Una seconda documentazione la ritroviamo con Giovanni Portoveneri nel suo Memoriale dove sono riportate le demolizioni degli edifici più importanti in occasione dei bombardamenti da parte dei Fiorentini avvenuti il 2 Ottobre del 1945.

Palazzo AgostiniInizialmente il palazzo era di proprietà degli Astai, in seguito passò nelle mani di Nicolao d’Alutine da Celino e, nel 1496, tra le proprietà di Mariano e Pietro Agostini parte di un casato con origine mercantile, in particolare era specializzato nel commercio della seta, e iscritto da lungo tempo al patriziato pisano. Il palazzo fu edificato tra il XIV secolo e il XV con un superficie in laterizio completamente ornata da decorazioni in cotto fitomorfi e antropomorfi e da segni araldici, uno tra gli esempi più rilevanti di architettura gotica in tutta la Toscana. La facciata è caratterizzata da cinque pilastri che la percorrono per tutta la lunghezza partendo dal portico posto al pian terreno fino al tetto. Per quanto riguarda il lato posto sul lungarno è possibile notare la presenza di archi ribassati e volte, con archi esterni decorati minuziosamente con raffigurazioni in rilievo presenti anche nei piani superiori. Al primo piano troviamo quattro bifore e, al piano superiore, nella zona posta a destra due trifore, numeroso sono gli stemmi presenti, oltre a quello degli Agostini, delle famiglie che si sono alternate nella proprietà del palazzo, mentre all’ultimo piano era presente un tempo una loggia aperta.

 

Caffè dell'Ussero del Palazzo Agostini

Al piano terra del Palazzo Agostini troviamo il “Caffè dell’Ussero”, inaugurato il 1 settembre del 1775, dove ha sede l’Accademia Nazionale dell’Ussero. Nel 1839, il caffè fu il luogo dove si svolsero le riunioni del Congresso Italiano degli Scienziati, inoltre, sulle sue pareti, possiamo ammirare i ricordi dei suoi frequentatori più illustri come Filippo Mazzei, Francesco Domenico Guerrazzi, Giuseppe Giusti, Antonio Guadagnoli, Enrico Panzacchi, Renato Fucini, e molti altri. Il nome del caffè è di incerta attribuzione, infatti non fu mai riportato nel contratto di affitto del 1799, probabilmente deriva dall’ungherese Huszár (Ussaro), dal greco “corsaro”. Fu preso in custodia, nel 1944, dalle Forze Armate Americane, riaperto solo nel 1945 come caffè-tabaccheria con il nome di Usserino, in seguito il caffè venne restaurato e riaperto nel 1959.

 

Cinema Lumière del Palazzo Agostini

Il più antico cinema italiano ancora in attivo, il Cinema Lumière inizialmente proiettava presso la sala dei biliardi del Caffè dell’Ussero. Fu in seguito ristrutturato, nel 1905, per mano di Luigi Bellincioni e collocato nel retro del palazzo, luogo in cui un tempo erano presenti alcuni edifici che facevano parte della chiesa di Sant’Ilario in Porta Aurea. Precisamente il 19 ottobre nel 1906 ci fu il primo esperimento di sonorizzazione di pellicole con il professore Pietro Pieirni dell’Università di Pisa, brevetto concesso dalla Fabbrica Pisana di Pellicole Parlate con la dizione del Sistema elettrico per sincronismo di movimenti e, una volta perfezionato il funzionamento, come Isosincronizzatore. A causa dei combattimenti della Seconda Guerra Mondiale, il cinema fu chiuso nel 1944 e riaperto con il nome di Supercinema nel 1946.

 

Palazzo Reale

Edificato da Bernardo Buontalenti nel 1583, su commissione di Francesco i de’Medici, in sostituzione del Palazzo Medici posto presso la chiesa e il convento di San Matteo. In base al progetto furono incluse alcune case e torri medievale del XI – XII secolo e, in qualche modo, ancora visibili come la torre dei conti Gaetani di Terriccio, Pamaya e d’Oriseo, inoltre fu revisionato diverse volte tra il XVII e il XIX secolo.

Palazzo RealeIn un vicolo posto alla sinistra del palazzo possiamo osservare ingenti archi a tutto sesto di una struttura medievale, ribassati a causa dell’interramento procurato all’alzarsi del piano di calpestio. Nel cortile possiamo notare la torre antica costituita da un portale ad arco in verrucato, due finestre con architravi pentagonali e una monofora posta più in alto.

Presenti anche i ruderi di un loggiato caratterizzato da due colonne con capitelli istoriati. Qui vi si riuniva la corte medicea, in particolare in inverno, tra gli ospiti anche Galileo Galilei e Francesco Redi, qui morto il 1 marzo del 1697. Il palazzo fu successivamente nelle mani dei Lorena che gli diedero il nome di palazzo Reale, in seguito fu la residenza dei Savoia e dello Stato Italiano. A partire dal 1989 nel palazzo ha sede il Museo nazionale che custodisce notevoli testimonianze delle famiglie che hanno frequentato le sue stanze tra cui ritratti, arredi, armature dipinti, ecc…
 

La storia del prestigioso Palazzo Roncioni 

Edificato intorno alla prima metà del Seicento, il Palazzo Roncioni presenta uno stile architettonico tipico del Buontalenti, per molto tempo punto di riferimento per numerosi intellettuali e artisti che vi si recavano o soggiornavano per lungo tempo. I primi proprietari, la famiglia Navarette, nel 1662 vendette il palazzo alla famiglia Roncioni, nota la figlia Isabella Roncioni che fece innamorare Ugo Foscolo, musa per la stesura dello Jacopo Ortis. Angiolo Roncioni e Andrea Agostini nel 1794 inaugurarono l’Accademia Roncioni, circolo culturale dove si riunivano artisti e illustri personaggi e dove si svolgevano le rappresentazioni teatrali più all’avanguardia del tempo. In occasione della Luminara di San Ranieri, Vittorio Alfieri fu ospite del palazzo, nel 1795, per esibirsi in una delle sue opere, Saul.

Altri personaggi degni di nota visitarono le stanze del palazzo, fu infatti la dimora della scrittrice Madame de Stael nel 1816 e di Luigi Bonaparte, il fratello di Napoleone. Gli interni sono decorati con preziosissime decorazioni in pietra e molti affreschi, il piano nobile fu affrescato dalla maestria del pittore G.B. Tempesti nel 1789, inoltre è presente anche un lussuoso camino in marmo, opera dello scultore G. Baratta. Degna di nota anche la scalinata Rocioni, che dal palazzo conduce al fiume Arno, una delle poche testimonianze degli scali commerciali del periodo marinaro e commerciale, del periodo precedente alle opere di abbellimento dei Lungarni.
 

Palazzo alla Giornata

Costruito su commissione di Battista Lanfreducci, un importante esponente della famiglia pisana del XIII secolo, il Palazzo alla Giornata fu ristrutturato dall’architetto Cosimo Pugliani verso i primi anni del Seicento, lavori che gli conferirono l’attuale aspetto. Chiamato dai pisani Palazzo alla Giornata per l’iscrizione posta sopra il portone dal proprietario, cavaliere di Malta Francesco Lanfreducci che, in seguito alla detenzione presso le prigioni di Algeri volle testimoniare l’incertezza della vita terrena.

Sempre per la stessa esperienza il Lanfreducci fece aggiungere un pezzo di catena sopra l’ingresso principale ingresso del palazzo. Alle spalle del palazzo sorgeva una chiesa denominata di San Biagio delle Catene, posseduta dalla famiglia Lanfreducci. Oggi il palazzo ospita il Rettorato dell’Università di Pisa.
 

Torre Lanfreducci

Una delle torri antiche medievali, oggi tra le torri nel miglior stato di conservazione a Pisa, è posta nel cortile interno del Palazzo alla Giornata. La torre presenta una pianta rettangolare che si estende in altezza su sette piani principali, sull’altezza dei solai, e prosegue nella zona più antica della seconda metà del XII secolo, gli ultimi piani risalgono al XIV secolo.

Negli ambienti più elevati sono presenti decorazioni realizzate con particolari disposizioni dei mattoni per formare delle fasce decorate. A media altezza è possibile osservare il profilo di un lungo arco di scarico, dal disegno si deduce di forma ogivale ribassato. Le aperture si articolano in forma e fattura, quelle rettangolari presentano dimensione più piccola e di datazione più antica, presenti anche monofore con archetti e, al penultimo piano, una bifora caratterizzata da una colonnina in muratura con un capitello.