Palazzi Lungarno Gambacorti

 Freccia Torna alla pagina principale


Palazzo Alliata

Palazzo AlliataPosto presso il Lungarno Gambacorti, il palazzo Alliata, è il risultato dell’unione di differenti edificazioni medievali che appartenevano ad un periodo compreso tra l’XI e il XII secolo.

Sulla facciata è palese l’attribuzione medievale data la presenza di piedritti in pietra verrucata che ospitano archi di sostegno per i piani superiori e il tetto, mentre le finestre presenti oggi sono di attribuzione seicentesca, sono identificabili anche alcuni architravi marcapiano.

Lungo via Mazzini è possibile osservare i vari edifici che sono parte del palazzo, presentano strutture notevolmente differenti e, su uno di questi, erano presenti numerose monofore e una bifora, quasi come se ci fosse un loggiato.

 

Palazzo Gambacorti

Palazzo GambacortiUno degli edifici più illustri e noti posti sul Lungarno, il Palazzo Gambacorti fu edificato tra il 1370 e il 1392, precisamente tra la via Toselli e la via Degli Uffizi, all’ingresso del Ponte di Mezzo. La struttura fu realizzata per volere di Pietro Gambacorti sul disegno di Tommaso Pisano, la famiglia nobiliare era inserita nel rango della ricca nobiltà mercantile di Pisa ed era proprietaria di numerosi terreni in Valdera. La facciata di stampo gotico risale al Trecento, impreziosita con eleganti bifore, una seconda facciata è presente sul retro, realizzata nel Seicento, presenta ingenti finestre con timpani semicircolari e un interessante portale con li stemma mediceo.

Nel Quattrocento la struttura fu trasformata da sede privata a pubblica, ospitò infatti la magistratura, i Consoli del Mare, della Dogana e dei Priori cittadini. Ritornò alla sua funzione principale nel 1533 passando nelle mani della famiglia Tignoso che avviarono progetti di espansione fondendo altri due edifici sui due lati del palazzo, che ancor oggi sono parte della struttura anche se si mostrano come due edifici a sé. Successivamente, nel Settecento, passò nelle mani dei Lorena che vi stabilirono le Magistrature mentre, un secolo dopo fu la sede dell’Archivio di Stato, della Caserma Corpo dei Pompieri e della Guardia Comunale, oggi ospita l’Amministrazione Comunale.
 

Palazzo Mosca

Palazzo MoscaUn documento risalente al 1302 attesta la costruzione, nella stessa zona in cui oggi sorge il palazzo Mosca, di una ricca domus per volere del facoltoso mercante Mosca di San Gimignano che assemblò e ristrutturò una serie di palazzi adiacenti che aveva acquistato.

Sulla facciata è possibile individuare i profili dei pilastri e degli archi in pietra che rappresentano la struttura portante dell’edificio, presente infatti un arco a tutto sesto, un arco a sesto acuto in pietra che affianca un pilastro in pietra verrucata tutto sostenuto da archi ribassati del solaio del primo piano.

Le finestre sono di recente datazione e sulla via Toselli è possibile ammirare le sagome delle originali aperture oggi chiuse.



Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi

Il Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi è posto presso il Lungarno Gambacorti, poco distante dalla chiesa longobarda di Santa Cristina. Negli ultimi anni è conosciuto con il nome di “Palazzo blu” per il colore dell’intonacatura applicato in occasione del recente restauro e per il nome del centro del museo che occupa alcune sale degli interni.
 

Cenni storici sul Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi

Le prime attestazioni risalgono al medioevo, precisamente all’VIII secolo, di un insediamento rurale posto presso la chiesa di Santa Cristina, vicino all'unico ponte al tempo presente, il Ponte delle Pietre che consentiva l’ingresso alla città verso l’area posta a sud del fiume Arno, proseguendo lungo l’antica via Emilia Scauri. In occasione dei lavori di restauro, effettuati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, precedentemente nelle mani dei Conti Giuli, è stata rinvenuta parte dell’originaria pavimentazione della via, caratterizzata da sestini di cotto disposti a lisca di pesce, con annesso marciapiede riconducibili al XII secolo.

Palazzo Giuli Rosselmini GualandiInoltre fu portata alla luce anche una ingente struttura muraria, originariamente parte di una torre difensiva, particolarmente interessante per l’apertura ad arco ogivale, datata verso gli ultimi anni del XI secolo. Fu parte integrante del territorio del Comune di Pisa in seguito al 1155, periodo in cui furono avviati i lavori di costruzione della cinta difensiva più antica, presente in Italia, del periodo medievale. In quel periodo sotto il consolato di Cocco Griffi, tutta la struttura viene integrata da case torri, presenti anche nel resto della città, per tal motivo chiamata città dalle Mille Torri, simbolo della grande ricchezza della Repubblica Marinara. Il Doge Giovanni Dell’Agnello, nel 1356, che possedeva alcune abitazioni in zona, ottenne il permesso, dagli Anziani del Comune di espandere questa zona. In tal modo si assiste alla nascita del primo nucleo del palazzo, una struttura caratterizzata da ingenti pilastri in pietra verrucata.

Tra il 1406 e il 1494, nel periodo della prima dominazione fiorentina, la struttura fu oggetto di numerosi cambiamenti, dato anche il disfacimento della famiglia Dell’Agnello. Verso la fine del XIV secolo entra a far parte dei possedimenti del comune, diventa così proprietà della Repubblica di Firenze che sfrutta il palazzo per la sede dei cinque provveditori che si occupavano della sorveglianza della città ormai già occupata, infine ritorna nelle mani di Giovan Bernardino Delll’Agnello. Con l’aiuto del re di Francia, Carlo VIII, la città recupera la libertà liberandosi da Firenze proprio nelle stanze di Palazzo Giuli, uno degli episodi più importanti della storia pisana.

Il re entra nella città l’8 Novembre del 1494 al comando di un esercito di tremila cavalieri, ospitato presso il Palazzo D’Appiano, innanzi al quale i pisani chiesero la libertà da Firenze, nel 1495 il re fu nuovamente accolto dai pisani, in occasione di un ballo che si svolse sempre nello stesso palazzo, le donne più belle gli resero omaggio, riproponendo la stessa richiesta. Nonostante il re si dimostrò propenso ad accogliere positivamente le richieste, nel 1509, Pisa perse nuovamente la libertà sotto il dominio di Firenze che avviò numerosi lavori di trasformazione che fecero perdere a Pisa tutti i simboli della sua passata gloria repubblicana.

 


La chiesa di Santa Cristina e il Palazzo Giuli

Per volere della famiglia Sancasciano e Del Testa, il palazzo fu pesantemente trasformato verso gli ultimi anni del Cinquecento da domus medievale a sfarzosa dimora tardo rinascimentale grazie all’inserimento di una sobria decorazione sulla facciata decorata da inserti di pietra serena. Verso la seconda metà del Settecento ulteriori cambiamenti furono apportati dalla famiglia Agostini, che ricevette in eredità il palazzo dalla famiglia Venerosi, successivamente affittato dal direttore del Collegio Imperiale Greco Russo, dottor Cesare Studiati, su richiesta dell’Imperatrice Caterina II.

Grazie al grande fermento artistico russo, arrivarono illustri maestri italiani presso la corte dello Zar che progettarono maestosi palazzi per San Pietroburgo, questi riportarono la loro esperienza nella città toscana dipingendo di blu il palazzo per addolcirne le forme. Nel 1781 fu ospitata la direttrice dell’Accademia Russa delle Scienze, Ekaterina Daskova, che ha lasciato documentazioni sul Gioco del Ponte e sul Palazzo. In seguito al ritrovamento di un frammento della pittura tardo-settecentesca, con i lavori di restauro, è stato applicato il colore attuale con la tecnica della pittura a fresco.

La famiglia Agostini mise in vendita il Palazzo, acquistato nuovamente dalla famiglia Del Testa che in seguito passerà nelle mani della famigli a Bracci-Cambini che avvierà una serie di importanti lavori di restauro, oggi possiamo ammirare la porta della sala delle Grottesche, che custodisce lo stemma familiare. Nel 1861 il palazzo fu acquistato dal Conte Domenico di Ferdinando Giuli per la somma di 50.000 lire, il quale avviò una serie di lavori che portarono il palazzo all’attuale aspetto, con la fusione di una porzione di strada posta tra il palazzo e il palazzo Casarosa e con la costruzione di una nuova aerea ex novo. Da questo momento il poi il palazzo attraverserà un periodo di continuo splendore, infatti tutte le sale vengono nuovamente restaurate e decorate grazie alla maestria del pittore pisano Nicola Torricini, già autore della ingente biblioteca dei Conti Giuli, posta al piano terra oggi stanza dei polittici che custodisce il Polittico di Agnano, di Cecco di Pietro.

 

Il Museo del Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi

Palazzo Giuli Rosselmini GualandiFino al 2001 il palazzo fu abitato dai Conti Giuli e, nonostante fu il luogo di appostamento per le forze alleate in occasione della Seconda Guerra Mondiale, non subì notevoli danni. In seguito fu acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, trasformandolo in un luogo di ritrovo culturale e artistico, chiamato BLU – Centro d’Arte e Cultura, e trasferendovi la propria sede.

E’ possibile visitare il piano terra e il piano Nobile dove sono esposti i capolavori della Collezione della Foonzaizone che include artisti come Taddeo di Bartolo, Vincenzo Foppa, Cecco di Pietro, Giuseppe Bezzuoli, Giovanni Battista Tempesti, Orazio Gentileschi, e una vasta collezione del novecento tra cui Mino Rosi, Umberto Vittorini, Fortunato Bellonzi e Ferruccio Pizzanelli. Possiamo ammirare anche una vasta gamma di opere del repertorio di Antichità e una notevole collezione numismatica di acquaforti, xilografie e litografie di Giuseppe Viviani.
Altre sale del palazzo sono riservate ad esposizioni temporanee le quali avvengono con una certa frequenza.

 

Casa Gualandi

Palazzo medievale di Pisa, Casa Gualandi è posto fra il Lungarno Gambacorti e via Sant’Antonio, innanzi alla chiesa di Santa Maria della Spina. La struttura presenta ancor oggi l’aspetto medievale del XII secolo, con elevati piedritti in pietra verrucana fino al soffitto, dove sono anche presenti archi a sesto acuto, oggi non più presenti per una ulteriore trasformazioni che hanno previsto l’apertura di nuove finestre. Lungo i vari piani della casa è possibile osservare archi ribassati in cotto che un tempo sostenevano i solai dei vari livelli di calpestio mentre le grandi finestre rettangolari risalgono tutte a un’epoca più tarda.